mercoledì 9 gennaio 2008

Il tempo africano


Ecco la piu' lucida e precisa digressione sulla VERA differenza tra europei e africani, tanto lucida da far sorridere...

L'europeo e l'africano hanno un'idea del tempo completamente diversa, lo concepiscono e vi si rapportano in modo opposto. Nel concetto europeo il tempo esiste obiettivamente, indipendenetemente dall'uomo, al di fuori di esso, ed e' dotato di qualita' misurabili e lineari. Secondo Newton il tempo e' assoluto: "Il tempo assoluto, vero, matematico scorre in se' e per se' in virtu' della sua stessa natura, uniformemente e senza dipendendere da alcun fattore esterno". L'europeo si sente schiavo del tempo, ne e' condizionato, e' il suo suddito in tutto e per tutto. Per esistere e funzionare deve osservare le sue ferree e invamovibili leggi, i suoi rigidi principi e le sue regole. Deve rispettare date, scadenze, giorni e orari. si muove solo negli ingranaggi del tempo senza i quali non puo' esistere. Ne subisce i rigori, le esigenze e le norme. Tra l'uomo e il tempo esiste un conflitto insolubile che si conclude inevitabilmente con la sconfitta dell'uomo: il tempo annienta l'uomo.

Gli africani autoctoni, invece, intendono il tempo in modo completamente opposto. Per loro si tratta di una categoria molto flessibile, aperta, elastica, soggettiva. E' luomo (un uomo beninteso, che agisca conformemente al volere degli antenati e degli dei) che influisce sulla forma del tempo, sul suo corso e ritmo. Il tempo e' addirittura qualcosa che l'uomo puo' creare: infatti l'esistenza del tempo si manifesta attraverso gli eventi, e che un evento abbia luogo oppure no dipende dall'uomo. Se due eserciti non si danno battaglia, la battaglia non avra' luogo (ossia il tempo non manifestera' la sua esistenza, non esistera').
Il tempo si manifesta per effetto del nostro agire: se cessiamo la nostra azione o addirittura non l'intraprendiamo, esso sparisce. E' come una materia sempre pronta a rinascere sotto uno stato di ibernazione o addirittura di non essere. Il tempo e' un'entita' inerte, passiva e soprattutto condizionata dall'uomo. L'esatto contrario del modo di pensare europeo.
Tradotto in pratica, significa che se ci rechiamo in un villaggio dove nel pomeriggio deve tenersi una riunione e sul luogo adibito non troviamo nessuno, non ha senso chiedere "Quando comincia la riunione?". La risposta e' scontata: "Quando tutti saranno arrivati". Oppure se ci si siede sull'autobus non si puo' domandare "Quando parte l'autobus?", si avra' come risposta " Come quando? Quando ci sara' abbastanza gente da riempirlo".
Ryszard Kapuscinski -- Ebano.

0 commenti: